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- Pubblicato Venerdì, 05 Settembre 2014 14:01
Spedizione Monte Ararat (Turchia) - 11-15 agosto 2014
Ancora una bella avventura dei folletti fuori dai confini nazionali. Dopo le impegnative e gratificanti spedizioni in Asia (Nepal), Africa (Kenya e Marocco), Sud America (Perù), ci siamo diretti questa volta in Medio Oriente e per la precisione in Turchia.
In particolare l’obiettivo è stato la conquista del Monte Ararat (Agri Dagi) 5137 m, nella lontana Turchia orientale, ad un passo dal confine iraniano ed armeno.
Ed in effetti per raggiungere la cittadina di Dogubayazit, base strategica per la conquista dell’antico vulcano spento, ci solo volute quasi 24 ore. Autobus Pescara – Fiumicino, volo per Istambul, volo per Van, ed ulteriore trasferimento in minibus (200 Km) per la “polverosa” Dogubayazit.
Trasferimento come da manuale tranne per un piccolo particolare: i nostri bagagli, con tutta l’attrezzatura alpinistica, irreperibili all’aeroporto di Van. Denuncia presso gli uffici preposti, e con il morale a terra, partenza con il nostro minibus “curdo” per l’Hotel Isfahan.
Nel tardo pomeriggio prendiamo contatto con la nostra guida
locale. Sefer. Forte di precedenti esperienze ci rassicura, garantendoci il recupero dei bagagli per il giorno successivo. Ci fidiamo e decidiamo di rispettare il programma che prevede, già la mattina successiva, il primo giorno di trekking, con il raggiungimento del Campo Base 1 a quota 3350 m.
Oltre alla guida conosciamo anche Irnara, alpinista del Kazakistan, con una peculiarità: parla perfettamente l’italiano e l’inglese. Sarà nostra gradita compagna di avventura per tutto il trekking, oltre che interprete ufficiale.
E così la mattina del 12 agosto, con un vero e proprio Camel Trophy asiatico, tra polverose strade, raggiungiamo la base del sontuoso vulcano, la cui sommità, completamente innevata in pieno agosto contrasta fortemente con l’arido territorio sottostante.
Otto folletti e la nostra amica Irnara, pronti per la prima giornata di trekking. Certo l’equipaggiamento lascia un po’ a desiderare. Qualcuno di noi deve addirittura accontentarsi delle sue scarpe da tennis. Ma il morale è tornato alto e ci sentiamo di rischiare, dopo le ripetute promesse di Sefer: i bagagli arriveranno questa sera al Campo 1!!!!
Della carovana, fanno parte anche una guida locale, un cuoco, alcuni portatori e diversi cavalli per il trasporto di tende, viveri ed attrezzature. Iniziamo ad inerpicarsi sui tortuosi sentieri che dall’altopiano turco, a quota 2200 ci portano, in 5 ore, al campo base a quota 3350 m s.l.m. ubicato su un pianoro dal fondo erboso (tenuto sempre tosato dai cavalli) ed ottimo per campeggiare.
Il paesaggio è quello tipico delle zone vulcaniche. Lungo la salita incontriamo campi di pastori Curdi con le loro pecore e improvvisate “bancarelle” con bambini che vendono yogurt (aran), manufatti di lana e bamboline di stoffa e legno.
Montiamo le nostre piccole tende due posti perché ormai la notizia è ufficiale: i bagagli, con l’equipaggiamento invernale, sono sul minibus per Dogubayazit.
Il nostro cuoco ci prepara intanto il tè, con biscotti, del pomeriggio. Sarà la bevanda ufficiale del viaggio.
Iniziamo anche i primi test. Ad esclusione del ricercatore e “somministratore”, Roberto Ruffini, nei giorni di permanenza in quota, e non solo, ci siamo messi generosamente a disposizione della scienza per sperimentare i comportamenti psicofisici in ambienti di alta quota. La spedizione è stata infatti effettuata in collaborazione col dipartimento di neuroscienze ed imaging dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, per il progetto scientifico denominato “Modificazioni psicofisiologiche in seguito ad esposizione ad ipossia d’alta quota”.
Ci aspetta una bella sorpresa per la cena: agnello e pollo alla brace!!! Ottimo. Peccato che non si ripeterà nei giorni successivi.
Aspettiamo i nostri bagagli che arrivano, a dorso dei cavalli, solo alle 22.00. Finalmente si può dormire.
La quota (3350 m) però è già quella da “mal di montagna". Ed infatti qualche mal di testa, qui e la, non manca.
La mattina del 13 agosto, dopo abbondante colazione, con i cavalli al seguito, iniziamo il secondo giorno di trekking che ci porterà fino a quota 4150 m del Campo 2. Il sentiero prevalentemente su terreno polveroso e lavico. L’andatura è quella che si può sostenere a queste quote. La ridotta quantità di ossigeno inizia a farsi sentire.
Comunque raggiungiamo il Campo 2 con circa quattro ore di cammino. Questa volta troviamo le tende già montate ma è subito evidente che qui le piazzole sono state letteralmente ”rubate” alla montagna. La zona è infatti disseminata di grossi blocchi lavici.
Cena anticipata alle 18.00 e alle 19.00 tutti a dormire. La sveglia è fissata all’una di notte del 14 agosto e, dopo
una breve e fugace colazione, l’attacco alla vetta. Saliamo illuminando il sentiero con le nostre pile frontali con un passo molto lento. Le temperature bassissime e la rarefatta aria povera di ossigeno ci mettono a dura prova.
Indossiamo i ramponi a quota 4900 m. Il ghiacciaio, in effetti, su altri versanti tocca anche la quota di 4000 m.
La nostra determinazione ci consente, alle 6 del mattino, col sole che fa capolino da est, di raggiungere la vetta dell’Agri Dagi con i suoi 5137 m. Ad attenderci uno sprazzo di pochi minuti di piena visibilità che ci concede un fantastico panorama sui paesaggi sottostanti che spaziano sulle desertiche aree dell’Iran, dell’Armenia, e della Turchia orientale.
Lungo il percorso incontriamo altre spedizioni tra cui francesi, sudafricani, iraniani …
Soddisfatti ed orgogliosi per l’obiettivo raggiunto iniziamo qualche festeggiamento, ma, come ci ricorda Irnara per la scuola russa, lo scambio di complimenti deve aver luogo solo alla rientro alla base.
Scendiamo così al Campo 1 dove pernottiamo ormai perfettamente acclimatati alla quota.
Il giorno 15 agosto la conclusiva discesa a quota 2200 dove c
i attende il minibus per Dogubayazit.
Non abbiamo ritrovato l’Arca perduta, ma abbiamo scalato una formidabile montagna in un ambiente unico e spettacolare ed abbiamo condiviso emozioni che lasceranno a lungo tracce nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Galleria fotografica
Traccia gps
22.7 km, 00:43:39

















